CARBOFOBIA & SOCIAL

carbofobia

Non so esattamente in che momento, ma ad un certo punto della storia qualcuno ha detto che “ i carboidrati fanno male!”

Non se la sono presa con le proteine o i grassi (poi qualcuno ci ha provato anche con quelli), ma con i carboidrati, sposando il concetto del low carb, generando così la carbofobia. 

Tra questi 3 macronutrienti, equivalenti per importanza, il carboidrato è stato ed è tuttora preso di mira come il colpevole, come quello da tenere lontano dalla nostra alimentazione, quello da eliminare in qualsiasi caso si voglia perdere peso o diventare delle vere/i fighe/fighi.

L’attuale “diet culture” (la cultura della dieta dimagrante), non è attuale come sembra. 

Già negli anni ‘80 iniziarono a spopolare prodotti volti al dimagrimento: pillole, beveroni, estratti di piante introvabili…qualsiasi cosa! Associati a tutti questi prodotti miracolosi veniva consigliata la diminuzione o l’eliminazione totale dalla propria alimentazione quotidiana questo macronutriente.

carbofobia

Ma perché questo?

Proprio in quegli anni negli Stati Uniti si cercava di abbassare fortemente il tasso di obesità nel paese (problema tuttora esistente).

Inizialmente si pensò che la soluzione fosse quella di seguire diete a basso contenuto di grassi, ma visto l’insuccesso, si spostò l’attenzione sui famosi “junk food”. 

Questo “cibo spazzatura”: merendine, dolci, snack, cibo da fast food e bibite gassate, idealizzato nell’immaginario collettivo come carboidrato, veniva fortemente sconsigliato perché considerato come la principale causa di malattie quali, appunto, l’obesità e il diabete.

junkfood

Quindi, in base al marketing di quel momento, con l’eliminazione di cibo spazzatura e l’utilizzo dei “prodotti magici” si sarebbe risolto ogni problema.

Ma con il passare del tempo vennero categorizzati come alimenti “demoni” anche carboidrati come pasta, riso, patate e pane, che sono invece alimenti di cui il nostro corpo ha bisogno nelle quantità corrette.

Tutto ciò innescò un meccanismo mentale pericoloso (carbofobia) che porta al giorno d’oggi ancora molta confusione su cosa sia giusto mangiare.

carboidrati

Ed è proprio in questo momento che nasce la CARBOFOBIA.

La carbofobia, come dice la parola stessa, altro non è che la paura di ingrassare mangiando alcuni tipi di alimenti contenenti carboidrati.

Pane, pasta, patate vengono associati al male dalle persone che soffrono di questo disturbo, come qualcosa di cui doversi privare per raggiungere i propri obiettivi. 

Ora, privarsi fortemente di qualcosa, in qualsiasi caso, è controproducente e insostenibile. Immaginate cosa può accadere se ciò di cui vi private fosse la benzina che serve al vostro corpo per vivere.

I carboidrati infatti hanno, insieme ai grassi, una funziona energetica che ci permette di compiere qualsiasi attività interna ed esterna al nostro corpo: respirare, pensare, camminare e allenarci. Ma allora, come mai chi segue diete “low carb “ o “zero carb” riesce tranquillamente a vivere?

Semplice. Perché sono strategie che si possono usare, ma non nel lungo termine.

Infatti, usandole, nel giro di poco tempo, si può perdere peso, ci si può sgonfiare e perdere i liquidi in eccesso (un esempio è la ketogenica)…

…ma cosa succede procedendo su questa linea per un lungo periodo?

  • Diminuiscono le energie
  • Rallenta il metabolismo
  • Possibile amenorrea nelle donne
  • Sbalzi d’umore e diminuzione della libido
  • Gonfiore e disturbi intestinali (disbiosi)

Lo stress che comporta una dieta fatta di privazioni, è molto più elevato dei risultati che essa stessa può realmente apportare al nostro corpo.

Il deficit specifico di un determinato macronutriente (stiamo parlando in questo caso dei carboidrati) porta il corpo in una fase delicata e critica. La sua privazione e assenza spingerà sempre di più il nostro corpo e la nostra mente nel pretendere di assumerli e a chiederci in maniera assillante sempre più zuccheri.

Le persone che ricorrono a questo tipo di diete prive di carboidrati, sbilanciate e piene di restrizioni, possono sfociare in una vera e propria carbofobia o peggio ancora in uno dei diversi disturbi del comportamento alimentare (DCA). 

carbofobia

I principali disturbi alimentari sono:

  • L’anoressia nervosa, con una perdita progressiva del peso corporeo dovuto alla riduzione drastica delle calorie ingerite per paura di ingrassare;
  • La bulimia nervosa, che provoca un’alternanza drastica tra abbuffate e successiva/quasi immediata eliminazione del cibo (vomito indotto);
  • Il BED (Binge Eating Disorder) che prevede delle abbuffate come la bulimia nervosa, ma senza dei successivi comportamenti compensatori e che portando spesso il soggetti a soffrire di obesità.

La nostra mente e il nostro corpo raggiungono livelli così alti di stress che senza una consapevolezza alimentare porta il soggetto ad abbuffarsi, ed in poco tempo tutto questo potrebbe sfociare in una vera e propria malattia.

La carbofobia, quindi, non va mai sottovalutata. 

Il problema è che nonostante le persone provino sulla propria pelle questi effetti collaterali, continuano imperterriti con la loro low carb proprio per un fattore mentale. 

I falsi miti sono duri da sfatare, soprattutto quando sono 30 anni che ce li ripetono e ce li propinano in qualsiasi salsa. 

Come l’ultima arrivata: una polverina magica che se messa sulla pizza abbassa l’indice glicemico. Ma siamo seri? 

Anzi…rispondi a questa domanda: se fossimo tutti consapevoli di cosa e come mangiamo, se sostenessimo un alimentazione sana, equilibrata in macro e micronutrienti e soprattutto sostenibile per tutta la vita, sarebbe veramente necessario mettere una polverina sulla pizza?

La risposta è decisamente : NO. 

In un’alimentazione equilibrata una pizza non ti cambia la vita e di sicuro non ti farà ingrassare. 

Quello che invece compromette la tua salute è mangiare male, sia che esso comprenda alimenti di poca qualità ad ogni pasto (junk food) sia che la tua alimentazione non sia completa (eliminazione dei carboidrati).

Magari un adulto prima di acquistare una polverina magica almeno mette in dubbio la veridicità della sua efficacia.

Ma gli adolescenti? Loro come si comporteranno davanti a questi prodotti? 

Lo sapevate che i primi disturbi del comportamento alimentare si mostrano proprio in età adolescenziale? È proprio quando iniziamo a fare i conti con il nostro corpo, nel momento più delicato in cui cresciamo e iniziamo a relazionarci come adulti che nascono questi problemi.

Immaginiamo di essere un quindicenne che guardandosi allo specchio nota quel centimetro di pancia in più, le maniglie dell’amore o le cosce non affusolate rispetto al volto noto dei social o del corpo dell’amico. 

Come si comporterà e cosa proverà nei confronti del proprio corpo quando viene bombardato quotidianamente da immagini e informazioni fuorvianti?

Al giorno d’oggi viviamo in una società interamente influenzata dai social media.

Instagram si è rivelato il trampolino di lancio per comunicare più cose a più persone in pochissimo tempo. 
Su questa piattaforma troviamo di tutto: consigli di stile, lifestyle, fitness, makeup e chi più ne ha più ne metta.
Ma una cosa accomuna queste realtà: per avere successo nella vita devi avere soldi, personalità e una taglia 38.

carbofobia

Sempre più influencer rappresentando questo ideale di bellezza dove, chi ha il vitino da vespa, cosce lunghe e magre e visi eterei, può raggiungere il successo!

Mi immagino le/i ragazzine/i che le seguono con i loro mille dubbi tipici di questa fase della vita, che sognano qualcosa che non è alla loro portata perché di base è qualcosa che non esiste.

Me le/li immagino acquistare tutti quei prodotti “fit”, sponsorizzati da persone che non hanno un minimo di competenza, e credere che quella sia la cosa giusta da fare perché “lei è così grazie a quel prodotto”. Ma poco importa che effetto potrà avere sul loro corpo e sul loro rapporto con il cibo, perché quello che conta è il successo con la taglia 38!

Purtroppo non riusciamo, e qui riguarda tutti, a scindere  ciò che è reale da ciò che non lo è! Non riusciamo a distinguere che molte delle nostre influencer preferite modificano le loro foto (e a volte la modifica è palese!!) ma no, noi non riusciamo a vedere oltre. L’unica cosa che ci ronza di continuo in testa è solo raggiungere quel determinato fisico.

La salute, il nostro rapporto sano con il cibo, il piacere di mangiare viene messo decisamente in secondo piano.

Ritorniamo alle nostre adolescenti per un attimo. 

È questa la fascia d’età dove ci si mette maggiormente in discussione: “ Sono abbastanza alta?”, “Ciò che penso è interessante per gli altri?”, “Si accorgeranno che ho messo qualche chilo di troppo?” e così a cascata libera h24. 

Chi non ricorda questa fase di conflitto interiore, mente!

Ora, provate ad associare questo al costante bombardamento di notizie che provengono dal web, dove la magrezza (quella che non ha nulla a che vedere con la salute) ha un valore morale e le persone magre vengono considerate migliori, più intelligenti, di successo, desiderabili e più meritevoli, valutate solo dal livello estetico.

E’ proprio qui, che si accende quella miccia che, se non presa in tempo, può scatenare un incendio, uno di quelli che difficilmente si spegne crescendo.

Come sempre a farla da padrone è l’equilibrio.

Un’alimentazione equilibrata e sostenibile può migliorarci la vita.

Prima di credere a tutto ciò che ti viene mostrato…

…inizia a pensare.

…inizia a pensare da solo e non in relazione agli altri.

…inizia a credere che sia giusto bilanciare e che togliere non sia normale, o peggio ancora privarsene.

Scegli un prodotto o un servizio dopo averlo valutato con le competenze e gli studi, non perché sponsorizzato dall’influencer di turno.

Inizia a connetterti veramente con il mondo reale e con te stesso. La vera connessione non è quella dei social.

Se il tuo scopo è quello di rimetterti in forma, abbandona l’idea di “dieta” che abbia un inizio e una fine.

Se scegli la perdita di peso come un periodo di tempo limitato, come un obiettivo momentaneo, hai fallito prima di iniziare.

Seguire “diete lampo” togliendo i carboidrati, non solo rafforzerà in te l’idea che alcuni cibi facciano male (carbofobia), ma ti disabitueranno a consolidare quelle azioni che devono diventare abitudini sostenibili per raggiungere l’obiettivo. 

carbofobia

Consolida le abitudini sane, senza una data di scadenza per la tua dieta. Vivile con piacere senza restrizioni, condividile con gli altri, e sarai per sempre una persona diversa, che oltre al peso avrà cambiato per sempre, con la consapevolezza, anche il proprio  modo di pensare.

Articolo a cura del Coach Mingon Eleonora

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